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xabaras
e se qualcuno capirà, sarà senz'altro un altro come me.


Diario


21 gennaio 2004

Neologismi

Mentre l’Italia tutta si appassionava alle vicende di Ricci contro Bonolis, nel mio ufficio si consumava un dramma di ben altre proporzioni: la mia collega si accorgeva di aver perso un anello.
O meglio: uno di quei tre anelli uguali (o quasi) che vengono venduti per essere portati tutti assieme. O tre o niente. Uno senza gli altri non ha senso. Legati da un indissolubile vincolo di reciproca interdipendenza, lo smarrimento di uno solo suona come un’inappellabile condanna a morte anche per gli altri due. Tutti per uno, uno per tutti. Come i tre moschettieri. Come la trimurti indiana (Brahmā, Visnu e Siva). O come Qui, Quo e Qua (se preferite).

Ora è talmente addolorata con quel muso tutto imbronciato che mi fa quasi pena. Provo a rassicurarla dicendole che, manco a farlo apposta, ho i numeri dei cellulari di Frodo Baggins, Sam, Pipino, Merry ed Aragorn. Potrei fare qualche telefonata, ricostituire la compagnia dell’anello e muovere alla ricerca del prezioso gioiello.

Lei, infastidita, dice: “smettila”.
Poi dice: “mi irriti”.
Poi dice: “non ho parole per commentare la tua cinicità”.

Cinicità. È questa la parola che ha usato.
Potrei risponderle che milioni di italiani avrebbero usato la parola “cinismo”.
Ma è anche vero che milioni di italiani vedono il programma di Bonolis: un numero, per quanto grande, non è garanzia di affidabilità. Il fatto che tante persone facciano la stessa cosa non vuol dire che sia una cosa giusta.

Allora mi dico: “cinicità: lo vedo come un neologismo. La prima parte della parola ha la stessa radice della parola CANE; la seconda fa rima con STUPIDITA’. Ergo: la cinicità è l’attitudine a comportarsi stupidamente, come farebbe un cane”.
Poi mi dico: “ma il cane di mia nonna non l’ha visto il programma di Bonolis. Non è lui ad essere stupido”.
Quindi replico alla mia collega: “bau!”




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31 dicembre 2003

tu chiamala se vuoi ... incostanza

Stasera sono andato al cinema per vedere LE INVASIONI BARBARICHE, ma la programmazione era cambiata all’ultimo minuto.

Quindi ho visto LA MACCHIA UMANA.

“Ripiego” non è la parola giusta, ma è la prima che mi viene in mente (direbbe palahniuk).

Il film non mi è piaciuto.

“Boiata” non è la parola giusta, ma è la prima che mi viene in mente (ridirebbe palahniuk).

La visione del film mi ha confermato due idee che già mi frullavano per la testa senza che ne avessi piena consapevolezza: la prima è che il romanzo di philip roth da cui è tratto il film è bellissimo; la seconda è che Anthony Hopkins mi irrita. Non che non sia bravo, per l’amor di dio! È che non lo sopporto più. Ormai, dopo tanti suoi film, credo di conoscere tutte le sue espressioni e non me ne piace più nessuna, in particolare quando fa la faccia attonita con lo sguardo fisso e la bocca dischiusa.

E pensare che fino a qualche anno fa la sola presenza di sir hopkins in un film era motivo sufficiente per spingermi al cinema.

Non è la prima volta che mi succede una cosa del genere, un cambiamento di rotta così drastico: è a questo che ho pensato durante tutta la visione del film. Se escludiamo i registi non esiste altra figura di artista per la quale conservo fedeltà duratura.

Non c’è nessun musicista/cantante di cui abbia apprezzato tre album consecutivi.

Sono pochissimi gli scrittori di cui ho letto più di tre romanzi.

E anche la pittura non si sottrae a questa triste obsolescenza. Da adolescente adoravo gli impressionisti e i metafisici (ora mi fanno due palle).

Se parliamo di registi è tutta un’altra storia: se mi innamoro di un regista è per sempre. Ogni nuovo film di quel regista mi sembra bellissimo anche quando delude tutti gli altri appassionati.

“Parzialità” non è la parola giusta, ma è la prima che mi viene in mente.

E continuo ad amare pure i film che ho visto decine di volte. So a memoria la sequenza della doccia di PSYCHO inquadratura per inquadratura. Potrei riscrivere esattamente i dialoghi di molte delle sequenze dei film di woody.

“Monomania” non è la parola giusta, ma è la prima che mi viene in mente.

Ritorniamo al film LA MACCHIA UMANA: non tratta bene il materiale offerto dal bellissimo romanzo di roth, dicevo.

E allora ripenso a VOGLIAMO VIVERE: “Lei tratta shakespeare come noi trattiamo la Polonia”, diceva il nazista all’attore incapace.

Anche Mr Lubitsch è di quelli che non mi è mai venuto a noia. Un motivo dovrà pur esserci!




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27 dicembre 2003

post antiossidante

Questo post aiuta a combattere i radicali liberi e contribuisce alla prevenzione delle rughe.

(per un’azione più efficace avvicinarsi allo schermo e girare il volto lentamente. Prima verso destra, poi verso sinistra. Ripetere almeno un paio di volte l’operazione).




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23 dicembre 2003

Scopiazzando la ventisettesimalettera

Sabato, occhieggiando la conferenza stampa di fine anno del presidente del consiglio, ne ho avuto la conferma: berlusca assomiglia a linus (schulz da lassù non me ne voglia).
Mettetegli un dito in bocca e, al posto della coperta, immaginate che stringa il contratto con gli italiani. I capelli li ho contati: sono in egual numero.

Folgorato da questa immagine della mia mente non sono riuscito a capire il collegamento tra la domanda che gli ha fatto un giornalista (mi pare sulla politica economica) e la sua risposta (“io ho una zia e tutti voi sapete dell’affetto e della stima che è giusto tributare alle proprie zie…”).




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18 dicembre 2003

incubi

Intervistata, la velina di turno dice la fatidica frase: “Mi piacerebbe anche fare cinema”.

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO




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16 dicembre 2003

Bondi, Tsukamoto, la mia collega e l'apocalisse

Stanotte ho sognato sandro bondi, ma non era un incubo. Lo so, sembra quasi assurdo; come a dire: mi hanno amputato una mano con un’accetta, ma non mi sono fatto male. Ma è proprio così: non ricordo il sogno, ma so per certo che non era un incubo. Mi sono svegliato sereno stamattina.

È quando sono arrivato in ufficio che ho cominciato ad inquietarmi.
Sulla scrivania della mia collega faceva bella mostra di sé una copia di “undici minuti” di paulo coelho, uno di quei libri editi apposta per quelle persone che potranno dire soddisfatte “anche quest’anno ho letto un libro” (l’anno prima era stato il libro di cucina di suor germana).

Ma non è stata questa immagine, per quanto funesta, a compromettere il mio buonumore.

Giusto il tempo di sedermi alla mia scrivania, che la mia collega sentenzia: “ieri ho visto A snake of june! di Tsukamoto! e mi è piaciuto!” (sì, sì; lei, quando sa che una sua frase avrà su di me un certo effetto, mette tanti esclamativi).

Si dà il caso che anche io ho visto quel film e l’ho trovato molto bello. Ma non è questo il punto.

Il punto è che il film in questione è un film giapponese, in bianco e nero (virato al blu), proiettato al Nuovo Olimpia in lingua originale con sottotitoli.

Il punto è che la mia collega non ha mai visto un film orientale (“no, non potrei mai vedere un film in cui non distinguo un attore dall’altro: i cinesi sono tutti uguali!”. E a quel punto è del tutto inutile farle presente che il film di cui stavamo parlando era coreano o magari giapponese: sono tutti cinesi per lei).

Il punto è che la mia collega non ha mai visto un film in bianco e nero al cinema (“assurdo, ma dimmi un solo motivo valido per cui certi registi tutt’oggi preferiscono girare i loro film in bianco e nero anziché a colori. Lo fanno per darsi pose da artisti”).

Il punto è che la mia collega non ha mai voluto vedere un film in lingua originale sottotitolato (“ma in Italia abbiamo i doppiatori più bravi del mondo, perché mai dovrei farmi due palle a cercare di leggere quelle scritte là sotto).

È stato allora che ho ricordato il sogno. Bondi era lì serafico, alla destra del padre, che, reggendo un libro, elencava i segni biblici dell’apocalisse: “la tua collega vedrà tsukamoto, nutella scriverà due post nello stesso giorno, pieraccioni vincerà l’oscar…”.


Ora potrei stare qui a raccontare di come la mia collega ha continuato a recensire il film (“ho trovato! davvero bella! quella fotografia sgranata! il modo in cui! il regista affronta! il disgregarsi di un! rapporto di coppia!…”), ma l’ansia mi assale: devo andare a controllare il blog di nutella.




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15 dicembre 2003

via del Luogo Comune, civico n. 6 (poco prima di Piazza dell’Invidia)

Quella di notaio deve essere una professione così noiosa!




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15 dicembre 2003

Non tutti sanno che

Non tutti sanno che lars von trier ha girato un solo film (uno, UNO, UNO SOLO) che aderisce alle prescrizioni del dogma 95. Un solo dogma.

Non tutti sanno che il primo lungometraggio di lars von trier (l’elemento del crimine) è visivamente impeccabile. Utilizza un linguaggio barocco che poco ha a che vedere col manifesto del dogma: una fotografia che più anti-naturalistica non si può, il cui colore predominante è un giallo-arancione; arditi movimenti di macchina (carrelli e - se non ricordo male - pure qualche gru); una finezza stilistica mirabile.

Non tutti sanno che l’unica cosa (una, UNA, UNA SOLA) degna di essere letta, tra tutto quanto è stato scritto su dogville, la trovate qui.




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11 dicembre 2003

misteri

ma dove cazzo guardano gli sposi nelle foto del loro matrimonio?




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9 dicembre 2003

Dissolvenza in nero.

Nel post precedente ho fatto una cosa che non avevo mai fatto.

Così. Per il gusto di mettermi alla prova.

Non ho messo il punto finale nonostante il periodo fosse concluso, anzi l’intero post era concluso.

Questa cosa mi ha provocato attacchi d’ansia; ogni volta che visualizzo la pagina del mio blog devo iperventilare in un sacchetto per non collassare. Tant’è!

A me piace mettere il punto e andare daccapo.

È una cosa che faccio molto spesso.

Addirittura lascio una riga vuota tra due periodi.

È una cosa che trovo bella.

E per lo stesso identico motivo per cui in un testo scritto adoro i punti, in un film adoro le dissolvenze in nero.

Lo schermo diventa nero, l’azione rallenta, lo spettatore trattiene il fiato.

Lo stesso identico motivo. Sono sicuro. Solo non so quale sia.




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5 dicembre 2003

SCOOP!!!

pare che nel nuovo episodio del signore degli anelli (il ritorno del re) si scopra che frodo baggins è il figlio di brooke logan




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4 dicembre 2003

oggi è un bel giorno per morire

“Oggi è un bel giorno per morire”, dico alla mia collega entrando in ufficio.

“Perché? Hai deciso di suicidarti?”.

“No, è che ho voglia di sgozzarti”.

Lei ride cretina (dio, quanto mi ripugna quella donna!!).

Sarà che ho visto zatoichi ieri sera, sarà che ho visto kill bill un po’ di tempo fa, ma mai come in questo periodo mi è chiaro come l’atto della morte, l’esercizio della violenza hanno una loro implicita bellezza.

Vedere uma thurman (dio, quanto amo quella donna!!) che fa una carneficina a colpi di katana o lucy liu (dio, quanto amo quella donna!!) inguainata nel suo bellissimo kimono che dice “hattori hanzo” o takeshi kitano, biondo platino, che, ad occhi chiusi, si destreggia mirabilmente spezzando ossa a destra e a manca, infilzando, squartando, ripulendo la lama dal sangue degli squartamenti ti fa venire voglia di commettere il tuo omicidio rituale.

“Xabaras, io scendo al bar. Vuoi che ti porti qualcosa?”

“Una katana, perfavore!”.




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3 dicembre 2003

elogio della superficialità

certa gente sul cannocchiale si prende troppo sul serio o comunque prende il blog troppo sul serio.

non credo abbia molto senso l'affermazione di cui sopra, ma suona bene ed il suono delle parole è più importante del loro significato.

sempre.




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3 dicembre 2003

I film che non vedo l'ora di vedere

In the cut (j. campion)

Looney Tunes: back in action (j. dante)




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3 dicembre 2003

I film che non vedo l’ora di perdere

Il paradiso all’improvviso (di l. pieraccioni) Ho visto le stelle (v. salemme)




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1 dicembre 2003

Italiani, brava gente

Quello che vedrete è il mio film, non una versione semplicemente accorciata. L’ho fatto per voi italiani. Perché i canali televisivi hanno distrutto il mercato del cinema. Il pubblico impazzito fa zapping. Questo è successo in Italia, siete passati dalla storia, con i grandi autori come visconti, all’isteria, che distrugge tutto. (Lars von Trier in un’intervista a panorama)




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29 novembre 2003

frasi rubate

"Ciao!" disse mentendo.




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27 novembre 2003

Il giorno in cui l’ossimoro fu assassinato

Scena 1. Interno giorno. Tipico studio televisivo di una tipica trasmissione tv.

Tipico presentatore babbeo si rivolge alla sua ospite: “se dovesse definire il suo carattere con un aggettivo, lo direbbe dolce o amaro?”

Tipica velina-letterina un po’ cretina inclina la testa, socchiude gli occhi mentre pensa e, sorridendo maliziosa, risponde: “dolcemente amaro, direi!”.




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27 novembre 2003

Etiam pulces habent tussim

Bonolis: "Viviamo in un regime. Non voterò più Forza Italia".




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27 novembre 2003

I’ve seen it all

Il dolce risveglio

Ore 7,15 suona la sveglia. È impostata sulla funzione radio.

No! Stamattina non ho imprecato contro quel satanico aggeggio.

Una magica coincidenza vuole che la canzone del mio risveglio sia uno dei più bei duetti degli ultimi decenni.

E così la voce di Bjork si intreccia a quella di Thom Yorke e cominciano a sussurrarmi di elefanti e di re, del Great Wall e delle Niagara Falls.

Ora trabocco di buonumore. E guai a chi me lo tocca.




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25 novembre 2003

do voce ad albatroferito. fatevi un favore e leggete questo post.

clicca qui




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25 novembre 2003

La mia collega incontra Kant. Critica della ragion dura

Una cosa che non vi ho detto della mia collega è che è proprio una bella ragazza.

Ciononostante oggi ha dichiarato che in vita sua non ha mai pensato di fare la velina o di lavorare in tv.

Peccato. Perché di fare il suo lavoro, qui in ufficio, non se ne parla proprio.

Sempre parlando di televisione, ha detto che il programma della guzzanti non l’ha visto. Tanto non le sarebbe piaciuto. A priori.

Un’altra cosa che non vi ho detto della mia collega è che di frequente si affeziona a qualche espressione, qualche modo di dire che ripete spesso. E spesso in maniera impropria.

Questo è il periodo di “a priori”.

Ora è andata in bagno, non senza prima avermi preannunciato che, al suo ritorno, mi dirà cosa pensa di dogville (ieri è andata a vederlo col suo ragazzo).

Non che sia curioso. La mia collega è una di quelle poche persone, insieme a sgarbi, per le quali si può avere la certezza assoluta, prima ancora che parlino, che diranno una cazzata. A priori.




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24 novembre 2003

Xabaras moltiplicato ovvero il granitico immobilismo della presunzione

Filmografia essenziale: stefano quantestorie, smoking/no smoking, la doppia vita di veronica, sliding doors.

Bibliografia essenziale: le storie a bivi dei fumetti della walt disney.

1) Xabaras pensa che forse ha esagerato a comportarsi così con luca, che il fatto che avesse ragione non gli dava alcun diritto di trattare un amico così duramente. Ciononostante il suo orgoglio riesce strenuamente a frenare l’avanzata del senso di colpa. Se vuoi che xabaras assecondi il suo orgoglio malato vai al n. 6, se vuoi che faccia quella cazzo di telefonata di scuse vai al n. 2.

2) Xabaras decide di telefonare a luca per scusarsi. Al telefono di casa non risponde nessuno. Se vuoi che xabaras provi a telefonare a luca sul cellulare vai al n. 3, se pensi che il tentativo di una telefonata andata a vuoto possa tacitare il suo senso di colpa vai al n. 6.

3) Xabaras decide di telefonare a luca sul cellulare per scusarsi. La vocina della tim segnala che il cellulare potrebbe essere spento. Se vuoi che xabaras si scusi tramite un’e-mail vai al n. 4, se ha già fatto abbastanza vai al n. 6.

4) Xabaras decide di inviare un’e-mail di scuse. Accende il computer, si accinge a scrivere un’e-mail, ma la maggiore ponderazione richiesta dal mezzo (lo scrivere gli risulta sempre più faticoso che non il parlare), lo induce a riflettere che forse sta esagerando. Scrivere un’e-mail per scusarsi di aver un po’ alzato il tono potrebbe essere mal interpretato. Lui non vuole scusarsi per quello che ha detto (che è sacrosanta verità), ma per come l’ha detto. Un’e-mail di scuse può sembrare un dietrofront, può levare sostanza alle convinte argomentazioni che xabaras ha sostenuto. Se vuoi che xabaras scriva comunque l’e-mail vai al n. 5, altrimenti vai al n. 6.

5) Xabaras decide di scrivere comunque l’e-mail. Il computer gli dà ERRORE DI SISTEMA. Xabaras decide di andare al n. 6.

6) Fanculo luca! Dopotutto avevo ragione!




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23 novembre 2003

il vecchio sam ai 12 bloggher che hanno messo il mio blog tra i loro preferiti

siete proprio degli stronzi!




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22 novembre 2003

Grammar quiz

1) Hai una sola alternativa: parlare o tacere.

2) Hai due alternative: parlare o tacere.

3) Hai tre alternative: parlare, tacere o andar via.

Fate le vostre considerazioni sulle frasi sopra riportate. Rischiate di vincere una giornata col vostro leader preferito: il vecchio Sam (lui ancora non sa niente, speriamo acconsenta!).




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21 novembre 2003

via del Luogo Comune, civico n. 3

Io sono timida. Non l’avresti detto, vero? E invece io assumo questo atteggiamento proprio per mascherare la mia timidezza!




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20 novembre 2003

una teoria sul mondo blog. guest star nel mio blog: enrico ghezzi

- Allora Ghezzi, è un po’ che i blog si sono affermati nel mondo internet. Cosa pensi di questa nuova forma di comunicazione, qual è il tuo pensiero. Hai una teoria sul mondo del blog?

- Una teoria… c’è una teoria… teorizzata non da me, né tantomeno da voi bloggher. È una teoria che si teorizza da sé… dietro questi vostri post-maschera, di bloggher che si nascondono dietro un nick e si svelano con un post. È uno svelarsi ed un nascondersi, uno svelamento camuffato, un nascondino ed un girotondo e marcondirondirondero marcondirondirondà!

- Capisco! (si fa per dire!). un’altra domanda: cosa pensi dell’immediatezza con cui si può pubblicare un post che in tanti possono poi leggere. Voglio dire: non credi che la facilità di fruizione del mezzo possa essere in qualche modo nociva. Spesso dietro un post non c’è sufficiente ponderazione, ma solo improvvisazione. È un’improvvisazione maldestra o un’improvvisazione genuina, positiva?

- Post e improvvisazione… Post-improvvisazione perché non credo all’improvvisazione, l’improvvisazione è forse il massimo, invece, della programmazione, non propria, non di sé e da sé: di sé e da altro. L’improvvisazione è una sorta di sbobinatura a opera di sé: nell’improvvisazione ci si sente davvero una sorta di strumento, di strumento in atto. In quel momento si coincide con un testo che si dipana mentre ci dipaniamo. Quindi l’improvviso dell’improvvisazione è l’improvviso accedere a un sé che funziona automaticamente, a una sorta di pilota automatico, al sé automa… quasi il contrario di quella vagheggiata, agognata o mitizzata creatività, oppure esattamente la stessa, terribile, cosa.

- È chiaro! Credo che l’intero mondo blog si ritrovi nelle parole del tuo intervento. Illuminante!




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20 novembre 2003

quiz

esiste niente di più irritante di un invito alla calma quando sei incazzato?




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19 novembre 2003

Il vecchio Sam: la lingua italiana, questa sconosciuta.

- Vecchio Sam, aiutami! Mi pare sia una figura retorica. Come si dice quando cambi nel corpo di una frase il soggetto … o forse il tempo, nel senso che ne usi uno diverso da quello che usavi prima.

- Errore.




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19 novembre 2003

Compromessi

Se un italiano su due si dice cattolico non praticante mia cugina ha piena legittimità di definirsi una vergine non praticante?




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